“NESSUN MEDIATORE O INSEGNANTE DI L2 NELLE DUE SCUOLE DEL NOSTRO TERRITORIO IN CUI GLI ALUNNI DI ORIGINE STRANIERA SFIORANO IL 30%. PIU’ DEI “TETTI” SERVONO RISORSE PER L’INCLUSIONE”

Inclusione a scuola degli alunni stranieri: il sindaco di San Giuliano Terme Matteo Cecchelli interviene nel dibattito, dopo il decreto approvato ieri dal CdM

Il primo cittadino chiarisce: “Da noi i limiti servono a poco: nei due istituti comprensivi sangiulianesi non si arriva al 12%. Ma abbiamo due scuole dell’infanzia in cui si arriva rispettivamente, al 28 e al 28,6%: senza gli alunni stranieri, rischierebbero la chiusura. Lì occorrono investimenti e interventi mirati, ma non ci sono”

San Giuliano Terme, venerdì 25 settembre 2026 – “A scuola ci sono solo bambine e bambini che hanno diritto alle stesse opportunità educative e di crescita. Non lo dico io, ma la Costituzione italiana, che è, deve rimanere, la bussola che orienta le politiche tutte e in particolare quelle che si rivolgono ai più fragili e piccoli”. Parte da qui, l’intervento del sindaco di San Giuliano Terme Matteo Cecchelli sulla discussione relativa all’introduzione di “tetti” alla presenza di alunni stranieri per ciascuna classe e al decreto legge approvato ieri (giovedì 24) dal Consiglio dei Ministri: “”Grazie anche all’intervento del Presidente Mattarella, il provvedimento, per quanto ancora criticabile, fortunatamente riduce e limita drasticamente le dichiarazioni della presidente del consiglio, tanto roboanti quanto vaghe – dice-. Resta, però, sul tavolo il problema principale, di cui il decreto non si occupa quasi per niente e che riguarda le risorse per l’inclusione di questi studenti: sono fondamentali e non ci sono”.

Il caso di San Giuliano Terme è emblematico: “Dai dati degli iscritti alle scuole del nostro territorio emergono con chiarezza tre cose – continua il primo cittadino-: in primo luogo che, in generale, di tetti ce n’è poco bisogno perché nella stragrande maggioranza di esse siamo abbondantemente al di sotto della soglia del 30%, anche di quella già prevista anche dalla circolare ministeriale del 2010, dato che gli studenti non italiani nell’Istituto comprensivo “Niccolini” si fermano al 6,4% e al “Gereschi” arrivano all’11,8%. E’ vero, però, che ci sono contesti e frazioni in cui, senza gli alunni stranieri, alcune scuole probabilmente dovrebbero chiudere: è il caso, in particolare di quelle dell’infanzia a Pontasserchio e Pugnano nelle quali, invece, si sfiora il 30% (28% nella prima e 28,6% nella seconda). E siccome vogliamo che le scuole restino nelle nostre frazioni e paesi, e che in esse a tutti gli alunni sia riconosciuto un effettivo diritto all’istruzione, è necessario far presente che nelle due scuole dell’infanzia del nostro comune in cui la quota di alunni stranieri si avvicina al 30%, non ci sono né un insegnante di L2 per l’insegnamento della lingua italiana a chi ha un’altra lingua madre, né un mediatore linguistico e socio-culturale, nonostante le ripetute richieste dei dirigenti scolastici. In pratica abbandonate a loro stesse”.

“Siamo fermamente convinti che la scuola pubblica debba essere il luogo in cui le differenze di origine, lingua e cultura siano occasione di conoscenza e convivenza e opportunità di arricchimento, ma per questo – conclude Cecchelli -, prima ancora che tetti o limiti, occorrono investimenti seri sulle politiche d’inclusione e interventi concreti. Non parole e slogan da dare in pasto alla campagna elettorale”.